
La Musica Popolare di Tricarico
Il battito viscerale della cupa-cupa, le spirali del ritmo cosmico e l'urlo poetico di una terra che non ha mai smesso di cantare.
Il Battito Ancestrale del Sud
A Tricarico la musica non accompagna la vita: la genera. Le sue radici affondano in un passato remoto, in riti di possessione e catarsi contadina dove il suono si faceva scudo contro i mali dell'esistenza. Non c'era separazione tra il lavoro nei campi, il cammino della transumanza e il canto. La tarantella lucana, prima ancora di essere una danza di festa, era una spirale di cura collettiva, un esorcismo sonoro nato per ristabilire l'armonia tra l'individuo e il mistero delle stagioni.
L'anima melodica si manifestava nel "canto a distesa": un canto a voce nuda, potente, che i pastori lanciavano tra le valli del Basento e i calanchi aridi. Un grido di solitudine, fatica e orgoglio che riempiva lo spazio, trasformando la fatica quotidiana in poesia immediata, tramandata esclusivamente per via orale, da bocca a orecchio.
Il Ritmo Catartico
La musica non era concepita come mero svago, ma come medicina dell'anima. Nella tarantella lucana, il moto ciclico e le percussioni ossessive offrivano una liberazione simbolica dalle fatiche quotidiane e dal senso di abbandono del profondo Sud.
Gli Strumenti del Rito
La Cupa Cupa
Lo strumento principe del rito e del carnevale. Un cilindro di terracotta o legno, coperto da una pelle animale tesa su cui è fissata una canna. Sfregando la canna con una mano bagnata, si genera un suono profondo, sordo e ipnotico, che vibra direttamente nello stomaco ed evoca il battito sotterraneo della terra.
Il Canto a Distesa
Le polifonie improvvisate e i canti "a distesa" erano le frequenze radiofoniche di un mondo antico. Canti liberi e senza tempo che risuonavano sulle colline di Tricarico, portando la fatica, la malinconia e l'orgoglio di una civiltà che viveva a contatto con la terra.
Antonio Infantino
Sciamano, Architetto, Visionario
Antonio Infantino (Sabaudia, 6 aprile 1944 – Firenze, 30 gennaio 2018) non è stato semplicemente un musicista, ma una figura titanica dell'arte italiana, capace di strappare la tradizione popolare del Sud dal recinto nostalgico del folklore per proiettarla nell'avanguardia internazionale. Nato nel Lazio, visse la giovinezza in Basilicata, stabilendosi a Potenza a dieci anni e assorbendo le polifonie arcaiche del territorio lucano. Si trasferì poi a Firenze per studiare architettura, una città che divenne la sua base intellettuale e artistica per il resto della vita.
Artista eclettico, poeta e pittore, Infantino concepiva l'arte come un rito totale. Negli anni della contestazione, la sua ricerca incrociò influenze apparentemente lontane: il free jazz, le percussioni brasiliane e il teatro sperimentale del celebre Living Theatre. Da queste contaminazioni nacque una nuova visione teorica: il "ritmo cosmico" e la spirale della tarantella. Lontano dall'approccio puramente accademico, Infantino vedeva nel battito ripetitivo della cupa-cupa e del tamburello uno strumento di guarigione psichica, una trance catartica che riconnetteva l'individuo con le forze primordiali dell'universo.
Nel 1975 fondò i Tarantolati di Tricarico, un ensemble rivoluzionario composto da musicisti e contadini locali. L'anno successivo, nel 1976, la formazione sbalordì il pubblico internazionale con un memorabile concerto alla Biennale di Venezia. La musica di Infantino univa l'energia liberatoria della danza a una forte carica di denuncia politica e sociale. Brani storici come "La Morte Bianca (Tarantata dell'Italsider)" divennero inni di protesta, denunciando lo sfruttamento dei lavoratori e le morti sul lavoro con testi taglienti ed evocativi.
Oltre a comporre canti di protesta ed espressioni liriche uniche, Infantino fu anche un artigiano del suono, progettando e realizzando varianti moderne della cupa-cupa per migliorarne le performance acustiche e farne uno strumento solista d'avanguardia. La sua scomparsa a Firenze nel 2018 ha lasciato un vuoto incolmabile, ma la sua fiamma continua a bruciare come faro e punto di riferimento per l'intera musica etnica mediterranea.
"La tarantella non è folklore per turisti. È una spirale ipnotica che non finisce mai, è il ritmo del cosmo che si fa carne. E la cupa-cupa ne è il motore primordiale."— Antonio Infantino
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Agostino Cortese con il tamburo rituale lucano
Agotrance
La cupa-cupa incontra l'elettronica
Agostino Cortese, cresciuto all'ombra artistica di Antonio Infantino, è l'anello di congiunzione tra la tradizione arcaica e la contemporaneità digitale. Con il suo progetto Agotrance, compie un salto audace: prende la cupa-cupa e le percussioni lucane e le inserisce all'interno di flussi sonori elettronici, techno e ambient.
Non si tratta di una semplice modernizzazione, ma del recupero del significato originario del rito contadino: la trance. La cupa-cupa, con la sua ripetitività ipnotica, diventa il kick drum di una danza tribale contemporanea. Il tamburo batte un ritmo millenario che pulsa all'unisono con le frequenze della club culture, dimostrando che il rito arcaico è ancora vivo e parla alle nuove generazioni.
"Nel mio tamburo batte anche un cuore per Bob Dylan. La musica è una strada aperta che attraversa i tempi e i confini."Agostino Cortese — Progetto "Nel mio tamburo batte anche un cuore per Bob Dylan"
I Tarantolati di Tricarico
Dal 1975, la carovana del ritmo
Fondati nel 1975 sotto la guida carismatica di Antonio Infantino, i Tarantolati di Tricarico sono l'ensemble storico che ha ridefinito la world music in Italia. Hanno preso il ritmo terapeutico del Sud e lo hanno trasformato in una scarica di pura energia collettiva che ha infiammato dei palchi di mezzo mondo.
Caratterizzati da un coro polifonico graffiante e da una muraglia di tamburelli e cupa-cupa, i Tarantolati mettono in scena concerti che sono veri e propri sabba di gioia liberatoria, dove il pubblico viene trascinato all'interno di una danza senza tempo che unisce generazioni e mondi diversi.
La Fondazione
Sotto la guida carismatica e teorica di Antonio Infantino, nasce l'ensemble che cambierà per sempre il folk italiano.
Biennale di Venezia
Il debutto d'avanguardia che stupisce intellettuali e critici d'arte internazionali con la forza ipnotica della cupa-cupa.
World Music Globale
Esibizioni memorabili in tutto il mondo, portando la trance contadina e dionisiaca sui palchi di festival internazionali.
La Leggenda Continua
Un collettivo aperto di musicisti custodi del battito originale, pronti a incendiare ogni piazza.

La storica formazione dei Tarantolati di Tricarico guidata da Infantino
Officine Popolari Lucane
Pietro Cirillo e la carovana mediterranea
La fiamma del ritmo ancestrale è oggi tenuta viva con orgoglio da Pietro Cirillo e dalle sue Officine Popolari Lucane. Cirillo, polistrumentista e allievo dei padri storici della musica lucana, ha creato un vero e proprio laboratorio di contaminazione sonora.
Le Officine Popolari Lucane uniscono la cupa-cupa e i canti contadini a sonorità mediterranee, africane e balcaniche. Una carovana in cammino che celebra il tamburo non come un reperto da museo, ma come una lingua universale, capace di dialogare con le altre sponde del mare e gridare la forza identitaria di un Sud fiero e in continuo cammino.

Officine Popolari Lucane capitanate da Pietro Cirillo